THE DEAD CHEF

09 novembre 2008

PRESIDENTE OBAMA

DI LAJULES

Lo so… sono già passati diversi giorni dalla vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali americane e forse ho trascorso troppo tempo a godermi il calore e la gioia di questo risultato. Fatto sta che scrivo di questo evento solo oggi. Pardon.



So che la maggior parte dell’Italia sta festeggiando con me in questo momento storico (non parlo di Gasparri ovviamente, che manderei volentieri a combattere Al-Qaeda visto che si agita tanto, o di Berlusconi, con le sue spiritosaggini da Bagaglino che poi tocca a me spiegare agli americani allibiti che incontro ogni giorno), e quindi non mi dilungherò in ardenti magnificazioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Voglio però dire la mia su un aspetto forse minore, ma di certo importante, di questa elezione. La campagna di John McCain e della agguerritissima Sarah Palin si è svolta attraverso tutte le tappe obbligate del tipo di propaganda che l’Italia si cucca tutti i giorni: insulti personali, dettagli senza importanza ingigantiti fino a diventare grotteschi, bugie eclatanti e vacui slogan ripetuti a macchinetta. Obama non ha mai voluto cedere ai litigi e alle accuse che non interessano al pubblico americano; si è attenuto ai fatti ed ha parlato all’americano medio di salute, lavoro, ecologia, diplomazia, e pace. Niente colpi bassi, niente insulti. E improvvisamente la campagna repubblicana si è trasformata nella fiaba de I Vestiti dell’Imperatore. Quando i compari di McCain si ostinavano a ricordare al pubblico che Obama fa “Hussein” di secondo nome, quando chiamavano Obama un terrorista, un pervertito, o (che non sia mai!) un musulmano, gli americani hanno imparato a riconoscere i ritornelli della paura e hanno fatto la loro scelta.

Dopo anni e anni di beghe inutili, non credevo fosse più possibile che la politica tornasse a parlare in modo chiaro e rispettoso, dando importanza ai fatti piuttosto che alle ideologie sposate in mala fede. Non so cosa succederà nei prossimi anni, ma sono sicura che l’amministrazione Obama affronterà seri problemi e commetterà errori. Per il momento, però, voglio festeggiare un presidente che ha restituito dignità al dialogo politico.

26 ottobre 2008

I biscotti dell'amore

Di Annina

L’aggeggio che vedete nella foto è uno “stampatore di toast”, un romantico regalino che mi ha portato mio marito dal suo ultimo viaggio in Inghilterra, assecondando la mia passione per le colazioni a base di pane tostato e marmellata, adottate proprio in seguito ad alcune vacanze nel Regno Unito. Chi conosce l’Inghilterra, probabilmente il Paese più tradizionalista del mondo, sa che i toast la mattina sono irrinunciabili, che le marmellate devono essere rigorosamente di arance e fragole, e che esiste un apposito porta-toast di metallo dove si ripongono le fette calde, per evitare che, poggiate su un piattino, si bagnino con il vapore della loro condensa (cosa che mi succede regolarmente ogni mattina, perché curiosamente questo utensile non è reperibile in Italia). L’immissione sul mercato di disparati strumenti dedicati a questo alimento è dunque giustificata dalla sua importanza per l’alimentazione quotidiana delle famiglie inglesi. Tuttavia, anche un’anglofila come me, al cospetto dello stampatore di toast, è stata percorsa da un sentimento di scetticismo, che si è rivelato pienamente giustificato dai miei primi tentativi di utilizzarlo. Non solo esso è uno dei più inutili attrezzi da cucina mai concepiti, ma nemmeno funziona, e la cosa è abbastanza ovvia. Il principio su cui si basa è simile a quello delle tecniche di incisione in cavo: l’immagine in rilievo viene impressa sulla fetta di toast con una leggera pressione; successivamente, il calore del tostapane abbrustolirà le parti in rilievo in maniera differenziata rispetto ai solchi, creando così il disegno. L’ovvio motivo per cui non può funzionare è che il pane è per definizione elastico, pertanto ogni volta che si imprime un solco sulla mollica, esso scompare immediatamente. Per non deludere mio marito, ho provato pressioni forti e pressioni deboli, ho regolato il calore del tostapane su tutte le posizioni e ho distrutto mezza confezione di Pan Bauletto; alla fine mi sono arresa, e lo stampatore è stato riposto in un angolo della credenza, inutile e dimenticato sino all’altro giorno. Trovandomi a corto di biscotti, ho deciso di farne un po’ in casa, pur essendo un’esordiente totale in materia, affidandomi all’infallibile ricettario di dolci (guarda caso, anch’esso made in UK) di cui già ho parlato nelle pagine di DeadChef e che ho soprannominato “Cakes for dummies”. I biscotti sono venuti benissimo, e il tocco finale è stato stampigliarli con il cuoricino dello stampatore da toast, per ottenere il risultato della foto sotto.
Il regalo di mio marito ha trovato un riscatto, e i dolcetti sono stati battezzati immediatamente “i biscotti dell’amore”: perché in tempi di marketing esasperato, nemmeno noi abbiamo saputo resistere.

10 ottobre 2008

Bomboniere dei tempi nuovi

Di Annina

Ecco un’idea che avrei voluto avere io. Quella che vedete nella foto è una delle bomboniere che i miei amici Angela e Paolo, novelli sposi dal 13 settembre scorso, hanno offerto agli ospiti per ricordare il loro matrimonio, per altro reso indimenticabile da una delle peggiori giornate di pioggia di quest’anno bisestile. Che le bomboniere a guisa di cigno di porcellana o di cuore trafitto in cristallo simil-Swarovski fossero in netto calo di popolarità mi era già chiaro da qualche matrimonio a questa parte, e sono sicura che anche voi, negli ultimi tempi, avete accumulato confetti abbinati a sobri pacchettini di stoffa o a bomboniere eque e solidali, anziché a vassoi in vetro con decorazioni in silver plated (per altro, uno dei materiali più orripilanti che l’uomo abbia mai fabbricato).
La cesta delle bomboniere di Angela e Paolo, come avrete capito, era invece ricolma di libri, scelti da loro e accompagnati uno per uno da una dedica. Se vi state immaginando una coppia di intellettuali circondati dai loro amici del Club del Bibliofilo, vi sbagliate: pensate piuttosto a due laureati in materie tecniche che hanno invitato allo sposalizio l’amico d’infanzia e la cugina che fa la commessa a Treviso; il che, secondo me, rende l’iniziativa ed il suo esito ancora più degni di nota. Purtroppo, non ho avuto modo di interpellare gli sposi stremati in merito ai criteri della scelta dei titoli, che, letti uno di seguito all’altro, facevano un effetto eterogeneo: il libretto rosso di Mao accanto ad “Orgoglio e Pregiudizio”, la “Storia delle ville venete” e l’antologia di Spoon River, un ricettario di dolci tra una tragedia di Shakespeare e un giallo di Lucarelli. Gli ospiti hanno dimostrato un tale entusiasmo che, dimentichi di ogni principio del bon-ton, hanno iniziato a pescare il loro pacchetto dalla cesta senza aspettare che la sposa glielo offrisse a fine serata. Del resto, una delle caratteristiche dei libri è di essere un bene di consumo soggetto a regole particolari: è noto, ad esempio, che i libri prestati non tornano indietro, e conosco persone che non ruberebbero una caramella da un vassoio, ma praticano senza alcun rimorso il furto sistematico (per altro reciproco) dei libri degli amici. Io non mi sono tirata indietro, e prima che fosse troppo tardi ho agguantato una copia de “L’isola del Tesoro” di Stevenson. Perché, come ha recentemente detto una mia collega durante un consiglio di classe, ovviamente riferendosi agli studenti: “non si può arrivare a trent’anni senza aver letto l’Isola del Tesoro”; ed io, pensando al mio segnalibro in quel momento a pagina 58, le ho annuito complice.

05 ottobre 2008

BUON COMPLEANNO A ME!

DI LAJULES

Quest'anno il mio compleanno cade di domenica, e a mezzogiorno sono ancora in accappatoio a bere cappuccino e a guardare boiate su YouTube con Alec. Che bella vita!

Questa mattina, mi sono ricordata di alcuni video assurdi che mi ha mostrato Annucci nella sua recente visita americana. In particolare, mi sono andata a cercare i video di un personaggio Sanrio, Kogepan. E' un panino bruciato perennemente depresso, "alcolizzato" di latte e con manie suicide. Non c'entra molto col mio compleanno, ma quando si invecchia, a volte, ci si sente un po' come pane bruciacchiato, no? Godetevi il video, con sottotitoli in inglese.

03 ottobre 2008

L'AMERICA SECONDO ZUCCONI

DI LAJULES

Ho appena finito di leggere la "pagella" di Vittorio Zucconi sul dibattito di ieri sera tra i due candidati alla presidenza americana. Zucconi assegna a Sarah Palin un 7 per aver recitato efficacemente il suo copione e per essere la vera speranza di John McCain. Poi ha dato un 5 a Joe Biden, aprendo la spiegazione di questa insufficienza con queste parole:

"Neppure il momento di autentica commozione che gli ha stretto la gola per qualche secondo nel magone del ricordo della tragedia automobilistica che gli portò via la moglie e la figlia, lasciando il figlio tra le vita e la morte per giorni, riesce a togliergli quella patina di politichese professionale e risaputo in stile democristiano anni '50 che più di 30 anni sui banchi del Parlamento appicciherebbero a chiunque."

Non so come andra' a finire questa elezione, ma posso dire che Zucconi esprime opinioni ben diverse da quelle della stampa internazionale. Sarah Palin, che pur non ha commesso le tragiche gaffes degli ultimi giorni nella serie di inteviste per CBS News, non convince ancora. Il meglio che si dice di lei e' che abbia "fermato l'emorragia" dei sostegni del partito repubblicano. In molti poi hanno notato che Palin non ha proprio risposto alle domande, ma ha invece ripetuto le solite frasette imparate a memoria (e spesso condite da uscite colloquiali-simpaticone che cominciano a stancare). Joe Biden invece e' piacuto un po' a tutti, perche' e' stato chiaro, convincente, e si e' dimostrato un esperto in quello che diceva. Il momento in cui Biden ha parlato della morte della moglie e della figlia piccola, poi, e' stato il piu' seguito di tutti, e un sondaggio di CNN tra gli "indecisi" ha segnalato quel momento come il piu' significativo dell'intero dibattito. Joe Biden "in stile democristiano", dice Zucconi? Non so davvero da dove provenga questo commento; non ha alcun senso.

Per concludere, diro' che molti altri sondaggi degli ultimi giorni hanno mostrato come l'effetto- Palin si sia ridimensionato, con un'altissima percentuale di indecisi che si dichiarano scettici a proposito della preparazione del governatore dell'Alaska e francamente preoccupati della possibilita' che Sarah Palin possa un giorno diventare presidente.

Non so bene quale dibattito abbia guardato Vittorio Zucconi, e che punto di vista stia presentando nella sua rubrica, ma sembra un punto di vista molto personale e molto poco illuminante. Insomma, se volete capire come l'America stia vivendo questo ultimo mese prima delle elezioni presidenziali, lasciate perdere le pagelle di Zucconi, o almeno andatevi a leggere anche quelle del Washington Post, New York Times, Guardian, Independent, Economist...